Alimentazione/Ecologia e Ambiente/Economia/Salute e Medicina

L’INDISPENSABILE DISOBBEDIENZA ALIMENTARE

DI NICOLAS SERSIRON
Cadtm

Agricoltura e sovranità alimentare

Se vi opponete alla deforestazione, al riscaldamento globale, al crollo della biodiversità, sulla terra e nei mari, alla fame cronica di un miliardo di persone e alla povertà di altri tre miliardi per l’attuale guerra mortale dell’acqua, al continuo aumento di obesità e a numerose malattie, allora la trasformazione del vostro modo di mangiare vi può permettere di passare dalle parole ai fatti. Rifiutando il modello di alimentazione, che è stato imposto nel corso degli ultimi 50 anni, senza che ve ne siate resi conto, entrerete in resistenza contro l’enorme e complesso mondo dell’industria agroalimentare, molto più interessato ai profitti che alla salute delle persone che “nutre”.

Esso decide ciò che mangiate, sfruttando la vostra debolezza attraverso la seduzione delle sue offerte, con l’aiuto di propaganda pubblicitaria e di menzogne sul rapporto tra salute e cibo. La corruzione degli esperti pubblici è un anello molto importante per lo sfruttamento dei consumatori realizzato da grandi gruppi alimentari. Come questo modello è responsabile della maggior parte delle malattie moderne, decide anche la vostra salute, in collaborazione con la grande lobby farmaco-medicale. Un esempio fra mille, l’accademico Paul Scheffer ha scritto “Le autorità, l’industria e la maggior parte dei professionisti della salute sono ancora convinti che i prodotti lattiero-caseari siano “nostri amici per la vita “e non vogliono saperne di più. Continua ” … un rapporto dei gruppi di acquisto solidale (GAS) ha mostrato che i medici generici sono per la maggior parte incapaci di discriminare tra informazioni scientifiche e promozione pubblicitaria. (…) La medicina moderna avendo davvero iniziato ad alleviare o curare dopo l’avvento dei medicinali moderni, antibiotici e altri, si è da tempo allontanata dall’alimentazione a favore del profitto con i farmaci.” |1|

Inoltre, la dieta occidentale oggi prevalentemente a base di proteine animali, è insostenibile.
Ciò non avveniva sino a 50 anni fa. Prima che il produttivismo agricolo a base di petrolio prendesse la scala di oggi e divorasse pressoché tutte le terre, e che a causa di ciò noi si distruggesse il pianeta, l’agricoltura nutriva il mondo. Eravamo meno numerosi e ogni pasto non era sempre un banchetto. Ma la fertilità dei suoli, le foreste, l’acqua dolce e i pesci marini si rinnovavano, la biodiversità non era a rischio e il clima era ancora stabile. A quel tempo, le popolazioni dei paesi ricchi, come quelle dei paesi più poveri, si nutrivano principalmente con proteine vegetali. Dal momento che la popolazione mondiale è raddoppiata, i progressi dell’agricoltura vi han fatto facilmente fronte. Il vero problema è il consumo di proteine animali, che aumenta rapidamente in tutto il mondo, dopo esser più che raddoppiato in Europa. Ci vuole una media di 7 proteine vegetali per fare una proteina di origine animale, ciò è insostenibile. “Quest’anno, l’umanità in soli 234 giorni ha consumato tutte le risorse naturali che la terra può produrre in un anno. Mercoledì 22 agosto è giunto il “Global Overshoot Day”. In altre parole, vivremo a credito fino alla fine dell’anno.” |2|

Oggi il sistema alimentare del 20% privilegiato, di cui noi facciamo parte in Francia, si basa sull’accaparramento di terre, di mari e di acqua dolce di altri paesi del mondo. E’ in gran parte responsabile di attuali catastrofi, malnutrizione, disastri ambientali, in particolare quelli che ci attendono a causa del riscaldamento climatico. “Il modo in cui produciamo il nostro cibo e le fasi attraversate prima di raggiungere la nostra tavola sono responsabili di quasi la metà delle emissioni totali di gas a effetto serra di origine umana.”|3|

Inoltre si spreca il 50% degli alimenti dal campo alla bocca del mangiatore, trasformato in un consumatore. L’urgenza del cambiamento che dobbiamo fare deriva dal fatto che l’estrattivismo – il cui obiettivo finale è il consumo folle dei più ricchi – ad oggi non è mai stato così intenso e distruttivo nei confronti del nostro habitat.

Sono sempre più numerosi in Asia e altrove a imitare il modello alimentare occidentale, con una crescente quantità di proteine animali, quando non bisognerebbe certo farlo oggi. I cinesi, che consumano circa 60 kg di carne pro capite all’anno, stanno recuperando terreno nei confronti di europei e brasiliani con i loro 70 kg. Gli statunitensi restano ben avanti con oltre 100 kg. Per produrre questi alimenti una parte sempre maggiore di quelle che furono immense foreste – regolatrici del clima e della piovosità – viene bruciata e sostituita da pascolo o coltivazioni di soia e mais. Gran parte delle savane Cerrado del Sud America sono state trasformate in verdi deserti di soia. “In totale, l’81% dei terreni agricoli del pianeta sono dedicati al bestiame e alla sua alimentazione. (…) Una ricerca condotta da Greenpeace e pubblicata nel 2009 mostra che l’industria brasiliana di bestiame è responsabile dell’ 80% della deforestazione in Amazzonia.”|4|

Fabrice Nicolino spiega nel suo libro “Bidoche” che “In Europa per far crescere più velocemente vitelli, mucche e maiali, l’industria del bestiame importa l’80% delle proteine che sono loro destinate. Principalmente soia proveniente dall’America Latina. Che distrugge alla radice Argentina, Paraguay, Brasile …” |5|

https://i1.wp.com/slowpress.slowfood.it/upload/2012/7136e19f753576a2353114d643102d73/img/images.jpgMa ancor peggio, gli accaparramenti di terra, dedicati in gran parte al bestiame, rappresentano circa 200 milioni di ettari di superficie agricola utilizzabile (SAU), area 6 volte più grande della Francia – una delle più grandi potenze agricole mondiali. Sono stati realizzati da stati ricchi, dai fondi pensione anglosassoni e da ben altri speculatori, per appropriarsi in realtà dell’acqua, senza la quale la terra è senza valore. Ciò soprattutto in Africa, il continente più povero dove la fame è cronica in molti luoghi, e che in pochi decenni dovrà alimentare quasi due miliardi di persone. “Dietro l’attuale ricerca frenetica di terre si svolge una battaglia per il controllo di acqua (…), società saudite hanno acquistato milioni di ettari all’estero per la produzione di alimenti che vengono poi reimportati in Arabia Saudita. In Arabia Saudita non mancano terreni per la produzione alimentare. Ciò che manca è l’acqua, e le aziende vanno a cercarla in paesi come l’Etiopia.”|6|

Questo a scapito delle persone che vivono in questa terra da migliaia di anni e che sono cacciate, nonostante la fame diffusa nel Corno d’Africa. “La realtà è che un terzo degli africani già vive in ambienti dove l’acqua è scarsa e il cambiamento climatico rischia di aggravare seriamente questa situazione. Transazioni di grandi dimensioni di terreni agricoli potrebbero privare milioni di persone del loro accesso all’acqua dolce e costituirebbero un rischio di esaurimento delle risorse di acqua dolce più importanti del continente.” |7|

Quanto agli oceani, essi sono soggetti a sovrasfruttamento. I mari, dai quali sono estratti sia i pesci che noi mangiamo che quelli trasformati in alimenti per polli e maiali, sono saccheggiati da navi fabbrica (“Una nave fabbrica è una nave da pesca che ha la capacità di trattare il pescato in mare” da Wikipedia, NdR) dei paesi ricchi.
“Da pochi milioni di tonnellate all’inizio del XX secolo, si sono raggiunti i 70 milioni nel 1970 e i 145 milioni di oggi. Considerando gli sviluppi degli ultimi anni, ci rendiamo conto che i governi, le amministrazioni, gli armatori, i capitani, e in una certa misura, gli stessi pescatori si son comportati, rispetto alle risorse biologiche marine, come predatori impenitenti, desiderosi di soddisfare le loro esigenze economiche, senza preoccupazione per il futuro. (…) Il vero scandalo è che queste risorse biologiche particolari sono troppo spesso dilapidate e perse (…) in scarichi fuori bordo, circa 30 milioni di tonnellate, ossia quasi il 30% di tutta la pesca marittima e continentale, “ma ci sono anche” pesca industriale o attività di pesca mirate a specie di basso valore commerciale destinate alla produzione di sottoprodotti, in particolare olio e farina di pesce utilizzati per la fabbricazione di alimenti composti per nutrire pollame, bovini, suini, pesci di allevamento, ecc. Secondo le statistiche della FAO, quasi 30 milioni di tonnellate sono utilizzati per il consumo animale, ossia un altro quarto della pesca nelle acque marine e interne.” |8|

Se i francesi mangiassero solo il pescato delle loro acque, il 21 maggio 2012 avrebbero esaurito la scorta di tutto l’anno.

Le origini della predazione alimentare

Tutti i disastri di cui sopra sono il risultato di secoli di saccheggio delle risorse naturali, il lavoro di uomini e donne che hanno estratto queste ricchezze agricole, della pesca, della silvicoltura, di miniere e fossili che io chiamo “estrattivismo”. Ne siamo coinvolti essendo l’elemento principale di un sistema che dopo l’ “estrattivismo” coinvolge il produttivismo e quindi il consumismo, – degli abitanti dei paesi più ricchi – la fonte dei profitti smisurati dello 1% che governa il mondo. Il risultato di questo processo è l’accumulo di enormi masse di rifiuti, di cui le emissioni di CO2 non costituiscono la parte minore. Esse (le emissioni) colpiscono soprattutto la stragrande maggioranza dei poveri mal equipaggiati per farvi fronte, essi che non ne sono però responsabili. Quanto ai più ricchi, i veri colpevoli, possono, per il momento, astrarsene, come se esse non esistessero.

Ma come siamo arrivati a tale delirio. Questi disastri in corso sono come i denti di una sega gigantesca che sta tagliando il ramo fragile dell’albero della vita, il nostro habitat planetario, su cui ci siamo sviluppati nel corso degli ultimi milioni di anni, nel tempo geologico una parentesi che potrebbe fermarsi brutalmente. La maggior parte dei decisori politici e tutti coloro che si pongono queste domande lo sanno, perché non sono né sordi né ciechi. Eppure, ciò che sostengono sia normale, come F. Hollande, non è in realtà il peggioramento delle distruzioni in corso, in realtà una vera pazzia? La crescita del PIL non è forse anche il riscaldamento, le estrazioni di materiali non rinnovabili, la distruzione dell’ambiente, la fame per la maggior parte dell’umanità? Quindi, da dove viene l’energia di questa dinamica suicida considerata dalla maggior parte dei leader mondiali come normale? Abbiamo bisogno di tornare indietro e capire.

Cristoforo Colombo, eroe storico, grande navigatore e scopritore dell’America, è stato anche il primo di una lunga lista di briganti, assassini e ladri intercontinentali che non è ancora chiusa. Questi uomini hanno gettato le basi dell’ ingiustizia sociale globale, della distruzione ambientale e del riscaldamento globale che conosciamo oggi. Le imprese internazionali estrattiviste, che piratano tutte le risorse del pianeta, agiscono in continuità coi conquistadores con una potenza decuplicata dalle tecnologie moderne e dalla finanza deregolamentata. Gli edifici più alti di vetro e acciaio che dominano Dubai, Londra, Kuala Lumpur, New York, ecc. non sono forse enormi falli eretti alla gloria dei saccheggiatori del pianeta. E ci sono più potenziali disastri in attesa della crescita del PIL che giustizia e uguaglianza per gli esseri umani. La FIL, Felicità Nazionale Lorda, decisa dal re del Bhutan nel 1972 in sostituzione del PIL, prodotto interno lordo, fa presagire uno sviluppo economico responsabile, la promozione della cultura locale, la tutela dell’ambiente e la promozione di uno sviluppo sostenibile e di un governo responsabile. Ci sono poche speranze di profitti FIL per gli junkies (drogati) del profitto che sono i capitalisti. Se il FIL comporta certamente un po’ di frugalità quotidiana per uomini e donne, è l’opposto della folle corsa, quale quella del Titanic, in cui siamo tutti imbarcati.

Al riparo da eserciti conquistatori, i primi colonizzatori, schiavisti, e i padroni di schiavi, hanno selvaggiamente messo in produzione terre e miniere del nuovo mondo. Per molti secoli, hanno prosciugato tutta la ricchezza delle Americhe a favore dell’ Europa. Poi la fine, tanto attesa, della schiavitù purtroppo ha coinciso con una massiccia espansione dell’asservimento: la grande conquista coloniale intrapresa dagli europei, che doveva durare fino alla fine della seconda guerra mondiale. Ci fu un’amplificazione senza precedenti dello sfruttamento agricolo e minerario, saccheggi la cui ampiezza ha consentito alle industrie europee, in piena rivoluzione tecnologica, di crescere molto velocemente. Lo sfruttamento coloniale ha spinto i popoli sottomessi verso il sottosviluppo e la povertà. Dopo le indipendenze, datate più di mezzo secolo, per mantenere il loro accesso alle risorse naturali, pur continuando a non pagare né un prezzo equo né il lavoro di estrazione, i paesi della Triade, Stati Uniti, Europa, Giappone, con le loro multinazionali, hanno progressivamente imposto il “sistema del debito”, creando una continuità neocoloniale.

Questo metodo di controllo si basa sulla corruzione organizzata dei politici del Sud, spesso costretti a deviare per un guadagno personale, una parte dell’indebitamento imposto dalle potenze industriali e dalle loro multinazionali |9|.
Così, invece di gestire il loro paese per il bene del loro popolo, hanno accettato tutti i vincoli imposti dai paesi ricchi attraverso la Banca Mondiale (BM) e il Fondo monetario internazionale (FMI), l’adeguamento strutturale e il libero scambio, molto favorevoli alle aziende estrattiviste. Catastrofico per l’agricoltura paesana del Sud in concorrenza sleale con i prodotti sovvenzionati del Nord, perché i PAS (Programmi di Aggiustamento Strutturale, NdR) li hanno costretti, tra le altre cose, ad aprire le loro frontiere. E per tutti i popoli di quei paesi le cui ricchezze continuano a lasciare le loro terre, quando non son le loro terre che sono affittate o vendute senza il loro consenso, è un dramma mortale.

Il debito illegittimo è un’arma di distruzione di massa per le persone che lo subiscono. Si tratta di un mezzo per trasferire ricchezza inaccettabile e di un’enorme ingiustizia, sia in direzione Sud-Nord, che nel senso povero-ricco, là come qui. Il rimborso di tali debiti, spesso illegittimi e odiosi – tutti i debiti dei dittatori lo sono, essi non devono essere rimborsati secondo il diritto internazionale – sono stati utilizzati per forzare il Sud a produrre prodotti agricoli primari per l’esportazione verso i paesi più ricchi.

Nei paesi in via di sviluppo (PVS), i maggiori esportatori di prodotti agricoli, di soia, di mais, olio di palma, cotone, legname, carne sono i paesi più indebitati a seguito delle dittature imposte o favorite dai paesi del Nord.
Brasile, Argentina, Indonesia, la maggior parte dei paesi africani, colonizzati, neo-colonizzati e oppressi dai loro dirigenti, sono esportatori di prodotti agricoli: arachidi, banane, caffè, cacao, cotone, legni preziosi, diritti di pesca venduti a navi straniere. Mentre spesso una parte della loro popolazione muore di fame.
Il ritornello è sempre lo stesso: se non esportate, non è possibile rimborsare i debiti (illegittimi), quindi non riceverete nuovi prestiti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Per nutrire la popolazione e sostituire la produzione inefficiente locale, esportate, aprite le frontiere, e vi forniremo dei cereali a basso costo (sovvenzionati).

Concorrenza sleale, perdita di produzione locale, sottomissione alla volatilità dei prezzi del mercato mondiale dei cereali, che reagiscono in base alla speculazione del Nord e alle variazioni dei prezzi del petrolio, le rivolte sono il risultato. Un campo per la produzione di cibo è potenzialmente un campo petrolifero. Il 40% del mais statunitense è trasformato in biocarburanti. In tutto il mondo, in particolare in Africa, gli accaparramenti di terra – furto di tipo chiaramente coloniale – sono dedicati principalmente ad alimentare il bestiame dei paesi ricchi o le automobili del Nord. Quando mangiate carne di agricoltura intensiva virtualmente consumate acqua dei paesi del Sud a seguito dell’accaparramento di terre o dell’esportazione dei principali produttori locali. Consumate virtualmente anche l’acqua del Nord utilizzata per irrigare il mais destinato alla nutrizione del bestiame, ed è stata scaricata inquinata da pesticidi e nitrati. In Francia metà del consumo di acqua dolce è il risultato di agricoltura intensiva.

Non ci sbagliamo, gli agricoltori del Nord sono stati strumentalizzati come i paesi del Sud a fornire la materia prima per una catena enorme di profitto, che va dai trasformatori industriali e dei costruttori di macchine agricole per passare alle petroliere, ai prodotti agrochimici e l’agritech, gli speculatori e i banchieri fino ai supermercati e una quantità incredibile di subappaltatori. Gli agricoltori europei o statunitensi sono stati trattati come i paesi in via di sviluppo. Son stati indebitati e hanno ricevuto sovvenzioni condizionate. Ciò ha contribuito a costringerli a produrre ciò che la lobby agroalimentare voleva per ottimizzare i propri profitti. Sono estrattivisti della fertilità del suolo e dell’acqua che inquinano, molto malgrado loro. Il più delle volte senza trovare la felicità, né la stabilità finanziaria. In Francia ci sono più di 400 suicidi di contadini all’anno. |10|

Come organizzare la resistenza alimentare

È essenziale lottare contro la lobby agroalimentare, in quello che c’è di distruttivo, come pure lottare contro i debiti illegittimi, che assoggettano i popoli ai desideri delle banche. Le banche sono colpevoli con i titolari di grandi capitali e gli altri speculatori d’aver messo i paesi in via di sviluppo da 30 anni, e ora l’Europa e il mondo, in regresso sociale. Questa è un’azione collettiva che deve essere condotta nel lungo termine, se non disperiamo dei risultati. Ma lentezza non significa assenza, credo profondamente al successo della resistenza. Quando (la lotta) è intrapresa con convinzione e su giuste basi, è in grado di guadagnare sempre più persone. Ma non deve impedire, al contrario, le azioni più individuali che possiamo iniziare subito dalla profonda trasformazione del nostro modello alimentare.

Si tratta di una vera rivoluzione culturale che è necessario eseguire se volete partecipare alla resistenza alimentare, alla trasformazione di questo mondo. Una rimessa in discussione delle credenze per la maggior parte di pseudo evidenze sulle nozioni salute-alimentazione, di abitudini affettive nate nell’ infanzia, scritte nelle tradizioni familiari, di gusti e piaceri ancorati nel profondo ognuno di noi. Come per quanto riguarda la sospensione di una dipendenza o di un farmaco, dovrete dimenticare l’uso di alimenti industriali distribuiti dai supermercati, come un modo per gestire il vostro stress o vostri problemi affettivi, abbandonare le idee sulla classificazione degli alimenti etichettati energia-salute, ricostruire altri piaceri gustativi. In breve, inventare un nuovo mondo alimentare-emotivo. Trasformare profondamente il proprio modello alimentare è una bella avventura, che sia nella gestione quotidiana dei propri acquisti e delle proprie pratiche culinarie o nel proprio approccio ai pasti, soprattutto con gli amici. Si può intraprendere solo con la convinzione che avrà sia un impatto positivo sulla nostra salute fisica e sul benessere emotivo che per la trasformazione del mondo verso un futuro più ottimista. Le due cose sono collegate. Cosa cambiare?

Bisogna leggere libri, evitare riviste fuorvianti, smettere di credere acriticamente a tutte le dotte credenze della medicina ufficiale, ascoltare interventi su internet o in conferenze, guardare molti video che si occupano di questi temi, al fine di passare alla resistenza. Alcuni nomi di persone: Marie-Monique Robin, Fabrice Nicolino, François Aubert, T. Colin Campbell, Thierry Souccard, Dominique Belpomme, André Cicolella, Pierre Meneton, Marc Dufumier e molti altri. Nomi di associazioni: Réseau environnement santé (RES), Générations futures, associazione Grain.org, Negawatt, faucheurs volontaires, Amis de la terre, CADTM e molti altri.

Per me, la prima resistenza è una graduale diminuzione o eliminazione delle proteine animali nella nostra dieta quotidiana. Ma non integralismo, la vita sociale, gli amici, la condivisione dei pasti non devono essere sacrificati per questo. Bisogna rimanere flessibili, per esempio scegliere carni locali. Quello che cerchiamo è il disarmo del formidabile potere della lobby agroalimentare, il cui principale punto di forza poggia sulle proteine animali, e il riprendere il potere sulla nostra salute dalla lobby medico-farmaceutica, che mente e tenta di deresponsabilizzarci per aumentare i suoi profitti. “Un cambiamento delle abitudini alimentari, basato da un lato su vegetali e cereali e dall’altro sull’esclusione o riduzione notevole dei prodotti animali e dei prodotti trasformati, potrebbero (può) fermare o far regredire un numero elevato di patologie moderne.” |11|

Sostituire le proteine animali con proteine vegetali è riprendere in mano la cucina dei propri piatti, eliminando quelli industriali. Naturalmente questo porterà a un cambiamento organizzativo, non sempre facile da realizzare, che prevede la revisione dell’organizzazione del tempo. Questo è probabilmente il primo cambiamento da intraprendere, perché tutto è fatto in modo che non abbiate tempo disponibile. E’ necessario anche del tempo per costruire una cultura in grado di comprendere e criticare le decisioni più importanti imposte dal potere economico. L’unico modo per resistere alla famosa “TINA” (There IS No Alternative – non ci sono alternative), ripetuta instancabilmente da un potere senza argomentazioni. La sua traduzione in un linguaggio semplice è: non preoccupatevi, abbiamo trovato il migliore cammino per voi. Solo che è bene per loro e per i loro profitti, ma, al contrario, non vale affatto per gli altri, vale a dire noi.

Per tornare a un’alimentazione prevalentemente di proteine vegetali, è necessario ottenere materie prime. Cereali, legumi, semi di ogni tipo, verdure, frutta fresca, frutta secca, noci, oli spremuti a freddo, semi di soia, ecc. di origine biologica. Questo è ovviamente un po’ più costoso, ma togliendo l’acquisto giornaliero di proteine animali, liberate del denaro per assorbire i costi aggiuntivi associati alla qualità. Questo è essenziale. Come riscoprire il piacere di mangiare questi prodotti vegetali grezzi se non hanno gusto, contengono pesticidi e altri conservanti. Reimparare le preparazioni dimenticate, le antiche ricette locali o reinventare una nuova arte alimentare, senza cottura, per esempio, è una grande avventura da vivere.

Il numero di produttori locali di qualità biologica, o vicino, che siano sui mercati o attraverso fornitura di reti cittadine o le AMAP (Association pour le maintien d’une agriculture paysanne, simili ai GAS italiani, NdR) è costantemente in aumento. Giardini cittadini condivisi, sistemi di scambio e solidarietà si costruiscono un po’ ovunque per il giardinaggio cittadino. Il numero di orti privati o pubblici aumenta, alcune regioni come il Nord, sotto la pressione di richieste, preparare il doppio del numero di giardini familiari.

L’altra idea che io difendo, con la convinzione degli utenti, è la produzione di germogli in casa, che io chiamo giardinaggio in casa. E’ un formidabile complemento a un’alimentazione a dominante vegetale, sia sul piano sanitario che per il risparmio. Naturalmente necessita un po’ di tempo per prepararsi una parte del suo pasto. Ma richiede solo un lavandino d’angolo e acqua. E’ un apporto di vitamine, enzimi e proteine naturali è spesso difficile da procurarsi, soprattutto durante l’inverno. |12|

Nulla potrà sostituire l’azione politica e la resistenza collettiva. Resistenza contro le catastrofi provocate dalla lobby agroalimentare che si ingrassa piuttosto che nutrire il mondo e contro la lobby medico-farmaceutica che pensa ai suoi profitti prima di occuparsi della salute pubblica.
Niente potrà sostituire la forza delle azioni popolari di strada per lottare contro i piani di austerità imposti per conto dei debiti illegittimi, al Sud come al Nord o per ottenere che dei cittadini siano ingaggiati per determinare quali sono i debiti legittimi che bisogna rimborsare e quelli da annullare. Associazioni, sindacati e tutte le azioni della società civile sono essenziali per resistere alle politiche dei governi che, senza di loro, si sottometterebbero ancor più totalmente ai desideri dei bankster (banchieri-gangster) e delle multinazionali. Sì, il peggio è sempre possibile! Ma a differenza del boicottaggio, nessuno può impedirci di avere vere e proprie azioni di disobbedienza per la riorganizzazione del nostro modello alimentare che elimina in gran parte proteine animali così dannose per l’ambiente e la vita delle persone del Sud.
Le azioni individuali sono ancora più potenti quando sono giuste e realizzate tramite azioni collettive e viceversa. La coerenza è un punto di forza.

Nicolas Sersiron
Fonte: http://cadtm.org
Link: http://cadtm.org/Indispensable-desobeissance
22.10.2012

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA M

Testo dell’intervento di Nicolas Sersiron (CADTM- Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo) al 2° Forum sulla disobbedienza, 29 settembre 2012 a Grigny (Rodano)

Note

|1| Paul Scheffer « To be or not Lobbies » revue trimestriel Les Z’Indignés N° 2 janvier 2012, Golias
|2| http://www.lemonde.fr/planete/article/2012/08/22/mercredi-22-aout-jour-du-depassement-pour-les-ressources-mondiales_1748396_3244.html
|3| http://www.grain.org/fr/article/entries/4363-alimentation-et-changement-climatique-le-lien-oublie
|4| http://blog.mondediplo.net/2012-06-21-Quand-l-industrie-de-la-viande-devore-la-planete
|5| Fabrice Nicolino, Bidoche, Les liens qui libèrent 2009
|6| http://www.grain.org/article/entries/4566-ruee-vers-l-or-bleu-en-afrique-derriere-chaque-accaparement-de-terres-un-accaparement-de-l-eau
|7| Idem ref 6
|8| http://www.lemonde.fr/idees/article/2012/08/21/assez-de-surpeche_1748159_3232.html
|9| John Perkins, Confessioni di un sicario dell’economia
|10| http://www.letemps.ch/Facet/print/Uuid/728d71fa-7aa9-11e1-95ab-2d726865a361/Le_tabou_des_suicides_tombe_chez_le_g%C3%A9ant_agricole
|11| Paul Scheffer, già citato su
|12| Nicolas Sersiron, Des graines germées pour désindustrialiser notre alimentation, Les Z’Indignés N°2, Golias

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