Economia/Politica

Bucarest allo scontro con il Fmi: non alza le accise sulla benzina

Il presidente Basescu si oppone all’accordo tra il governo e il Fondo, che insieme all’Ue ha chiesto un piano di austerity per liberare un prestito da 4 miliardi. Un altro Paese, dopo l’Islanda, si va al muro contro muro con la comunità internazionale

Bucarest allo scontro con il Fmi: non alza le accise sulla benzina

Traian Basescu, presidente della Romania

MILANO – Le accise sulla benzina non vanno giù al presidente di Romania Traian Basescu, di centro destra, e così Bucarest va al muro contro muro con il Fondo monetario internazionale e l’Europa. Una situazione che ricorda quella da poco vista in Islanda, dove un altro governo di simile orientamento ha scatenato l’ira internazionale decidendo di rimborsare alcune rate di mutui a discapito dell’austerity di bilancio. Insomma, si allarga il fronte dei (piccoli) Paesi riottosi che – anche se mossi da atteggiamenti a volte al limite del populismo – antepongono i protafogli dei loro cittadini alla disciplina dei conti pubblici.

La vicenda rumena è presto riassunta: nel luglio scorso il Paese ha ottenuto da Fmi e Unione europea un finanziamento “precauzionale” da 4 miliardi, equamente suddiviso da parte delle due istituzioni. Si trattava della terza tranche di fondi richiesta dal 2009, quando Bucarest ricevette un vero e proprio salvataggio da 20 miliardi; nell’ultimo caso, però, si era parlato di un “cuscinetto” di liquidità da tenere a disposizione ma senza immediate urgenze, dal quale attingere in caso di nuovo peggioramento della crisi economica europea.

Il governo guidato dal primo ministro Victor Ponta (socialdemocratico) ha così approntato un piano

austero per centrare gli obiettivi concordati a livello internazionale e vedersi assegnati i fondi. In particolare, il budget del prossimo anno è stato praticamente dettato dai creditori e prevede un deficit al 2,2% del Pil, poi innalzato al 2,5% durante l’ultima visita degli ispettori del Fondo, che hanno anche stimato una crescita del Prodotto del 2,2% per il 2013 e il 2014. Ma lo scontro istituzionale si è aperto su un’altra misura, ben frequente anche in Italia: l’aumento delle accise sulla benzina, previsto nell’ordine di 7 centesimi di euro al litro. Un inasprimento che Basescu non ha voluto accettare: senza la sua firma sul provvedimento non c’è niente da fare, visto che si tratta di un accordo inernazionale che necessita del suo placet. Di lì lo stallo internazionale e lo stop al finanziamento.

L’atteggiamento del presidente Basescu è parso prima molto intransigente, quando ha detto chiaro e tondo che “la situazione economica è migliorata e la Romania non ha bisogno di alzare le tasse” per chiedere i soldi al Fmi. Ha poi provato a correggere il tiro specificando che la sua richiesta riguarda solo una delle clausole previste nel contratto internazionale, non l’intero impianto. Sta di fatto che, come accade in Italia, una volta che gli verrà sottoposta la legge approvata dal Parlamento di segno a lui opposto, potrà rimandarla alla discussione dell’Aula una sola volta per poi essere costretto ad approvarla. Nel frattempo, però, avrà mostrato i muscoli di fronte al Fmi, un esercizio che sempre più Paesi paiono intenzionati a fare.

Link: http://www.repubblica.it/economia/2013/12/04/news/romania_contro_il_fmi_accise_benzina-72691492/

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