Attualità

Niente più #ForzaSardegna? Il massacro nel dimenticatoio

Delle conseguenze dell’alluvione non si parla più. Delle cause non si è mai parlato. La decadenza di Berlusconi farà il resto

Tutto passato. Il cordoglio, l’appello al soccorso, le rassicurazioni, persino la polemica. Dopo nemmeno due settimane della Sardegna non si parla più. Stavolta nemmeno la “solidarietà dei disastri”, proverbiale virtù italica, ha retto. C’è qualcosa di più importante, anzi qualcuno di più importante. Quel Silvio Berlusconi che non è più senatore della Repubblica ma che, comunque,  rimane sempre lui: l’imprenditore, il leader del centro-destra, il protagonista della politica italiana almeno per come i media mainstream la raccontano. Checché Grillo, Renzi e tutti gli altri ne dicano. L’hashtag #ForzaSardegna sembra l’incitamento a una squadra di calcio. Dopo nemmeno due settimane che hanno visto la politica e certi media tacere su quelli che sono i fatti reali.Alluvione-in-Sardegna-e-un-disastro_h_partbIL DILUVIO –“Tragedia”. Così l’hanno chiamata sui giornali e, ancor prima, ai vertici politici e istituzionali. Queste le valutazioni, nemmeno troppo a freddo, di quelli che sono stati soltanto effetti, di cui molti, troppi tacciono le cause. Quelle che potrebbero indurci, anzi, ci inducono a parlare di “massacro”. E’ stato un evento straordinario l’alluvione che in poche ore ha devastato la Sardegna. Sembra quasi che, dal cielo, siano state entità superiori a lanciarlo. Eppure, tutti – e dico tutti – dovremmo sapere che le cose non stanno così. Che né Zeus, né Odino hanno scagliato su di noi la propria ira. E’ proprio questo che sui giornali non si racconta e che ai vertici politici e istituzionali si omette: la “tragedia” ha dei responsabili.

In un giorno è caduta l’acqua che cadrebbe in sei mesi. Gli esperti l’hanno chiamata la “bomba d’acqua”. «Una piena che avviene una volta ogni mille anni», ha detto il presidente della Regione Ugo Cappellacci.  Ed   è proprio quello che è successo. I sindaci dicono di non essere stati avvertiti. La Protezione Civile dice di aver avvertito ben 24 ore prima. I cittadini dicono di non aver ricevuto soccorsi. E ognuno si difende dall’altro. Molto si è scritto a riguardo, su chi sia arrivato prima e chi dopo. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Perché i 16 cadaveri inghiottiti dal fango, la devastazione, le testimonianze di chi ha perso tutto, il rischio di potabilità dell’acqua pongono una questione a monte. Sarebbe accaduto al di là dell’allerta, dei tempismi e della capillarità dei soccorsi. Ma perché è accaduto?copy_0_protezione_civile_in_sardegnaCALAMITA’ E CONSUETUDINE – «La mano dell’uomo non è estranea a questa catastrofe. Bisogna imparare a rispettare il creato, le sue leggi e i suoi ritmi. Far tesoro della storia che gli eventi ci stanno consegnando». Così il vescovo di Tempio Ampurias, monsignor Giovanni Sanguineti, nella sua omelia dopo la catastrofe. Parole sante. Che portano con sé un messaggio fondamentale: prevenire è meglio che curare. Poco valgono, infatti, le rassicurazioni di Enrico Letta quando, pallido, dichiara che «lo Stato c’è e fa il massimo». Pochissimo, se pensiamo alla Sardegna, il teatro nella nuova catastrofe di cui siamo testimoni: una terra selvaggia, bellissima e stuprata. La terra delle contraddizioni: dell’identità culturale e del turismo sfrenato, della bellezza naturale e dell’abuso indiscriminato. Una terra che, come tante altre, qualcuno ha ritenuto sacrificabile.

Olbia è la città più colpita. Molti italiani avranno saputo che si trova in Sardegna o avranno sentito per la prima volta il suo nome. Abbiamo visto le immagini in TV: una città ricoperta d’acqua, investita da un’onda che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E invece è successo. Hanno perso la vita dei bambini, quelli che Papa Francesco invoca rivolgendo ad essi le sue preghiere e che nessuno potrà mai restituire alle famiglie. E perché? Non per la calamità o, almeno, non soltanto. Perché “calamità” è ciò che rompe una consuetudine. Quella che in questi ultimi dieci anni ha permesso di costruire senza regole e senza criterio. La realtà vede abusi edilizi di ogni genere e soltanto ad Olbia, dal 1997 al 2007, con il sindaco del PdL Settimo Nizzi sono stati disposti 17 piani di risanamento e costruiti 23 quartieri dove prima c’era la nuda campagna: il vuoto, quello che in qualche modo bisogna riempire, secondo alcuni. Queste sono le ragioni di morte e devastazione: l’acqua non poteva defluire, le case non si trovavano in luoghi sicuri, le norme di sicurezza non erano rispettate. Così è in tutta la Sardegna e questo accade in un territorio stuprato dalla speculazione edilizia studiata a tavolino in nome del profitto, a discapito della collettività.sardegna_alluvione_645LA BEFFA – L’appello del Vescovo Sanguineti e quello di tanti altri cittadini e attivisti cade nel vuoto. Non c’è nemmeno il tempo per “far tesoro” di questa storia, semplicemente perché la storia non si conclude. Anzi. Sembra una fatalità, ma proprio il giorno dell’alluvione il Presidente della Regione Ugo Cappellacci (PdL) presentava il nuovo Piano Paesaggistico Regionale per la Sardegna. C’è un’inversione di tendenza, in negativo. La denuncia viene da Legambiente, col sostegno di FAI e WWF:  si tratta di un cavallo di Troia escogitato per spalmare una nuova colata di cemento sulla Sardegna. «La recente revisione del piano, smantellando il complesso sistema di tutele del territorio, soprattutto dell’area costiera e dei corsi d’acqua già ampiamente interessati dall’alluvione, aumenterà la fragilità dell’isola». Il nuovo Piano, presentato il giorno dell’alluvione, è la più egregia rappresentazione di ciò che negli anni, colata su colata, ha preparato il disastro. E’ facile, troppo facile pensare che tutto accada solo per “colpa” della natura. Le colpe vanno cercate lì dove sono. E sono tutte qui, davanti a noi. Ecco l’ennesima manifestazione della miopia, della mentalità bieca e dell’ingordigia che accomuna certa classe politica e certa imprenditoria, che continuano a sentirsi legittimate a travalicare i diritti dei cittadini e della natura. Sono loro i colpevoli.cappellacci_incontra_berlusconi_vertice_su_insularit_e_lavoro_che_non_-0-0-365493PARALLELISMI –La «mano dell’uomo» non è estranea al territorio sardo. Ma non lo è nemmeno la matrice primaria della catastrofe, e cioè a quell’alluvione che non è un fenomeno divino. E’ forse un caso che si verifichi ora, in Sardegna, quella «piena che avviene una volta ogni mille anni»? Che il New Jersey e New York lo scorso ottobre siano stati scossi da una tempesta di proporzioni enormi? Che un tifone, definito da esperti “il più grande del mondo”, abbia devastato le Filippine causando 5000 morti? Questi sono soltanto i casi più eclatanti: ci sono molti altri fenomeni in molti altri luoghi. Ecco, come noi abbiamo Cleopatra, gli USA hanno Sandy e le Filippine Yolanda. E chissà quanti altri nomi ci sono già stati e dovremo ancora trovare.

Che cosa sta succedendo? E’ semplice. Stiamo testando le conseguenze, le prime conseguenze dei cambiamenti climatici indotti dal riscaldamento globale. E la causa, checché ne dicano i negazionisti americani o cinesi, sono le emissioni di gas serra. Le conseguenze sono reali, inequivocabili, visibili a tutti. La scienza lo aveva previsto da tempo e ora sta accadendo, ma tutto questo ancora non è sufficiente. Alla COP19 (la conferenza sul clima dei Paesi ONU in corso a Varsavia), infatti, non si è raggiunto un accordo. Si prende tempo, anzi, si perde tempo, quando persino la Banca Mondiale ha messo in allerta tutti: non solo bisogna contrastare i cambiamenti climatici, ma ripensare la nostra economia che non potrà mai reagire a catastrofi inaspettate ma sempre più frequenti che la intaccano in maniera drammatica. Come Yolanda e, a confronto, la “nostra” debole Cleopatra. Ma nel silenzio assordante dei media mainstream, senza distinzioni, la soluzione sembra lontana. I Paesi cosiddetti “emergenti” non intendono ridurre le proprie emissioni in nome di interessi economici e a tenere banco sono sempre loro: le multinazionali, in particolare quelle del carbone, ancora lungi dall’essere abbandonato. E noi, la gente comune, siamo meri spettatori, anzi consumatori.cop19La nostra tragedia, come le tante altro, altro non è se non la conseguenza dell’idea di sviluppo dominante; di quel modello di “crescita” che, inequivocabilmente, sta facendo acqua da tutte le parti. Quello che dà origine alle dinamiche clientelari e criminali che determinano le sorti di tanti territori in Italia e nel resto del mondo. La mano dell’uomo c’è e solo esso potrà tutelare non il pianeta, ma anzitutto se stesso. Quante “catastrofi” dovranno ancora esserci perché vi sia la speranza di vedere uscire dai tavoli negoziali qualcosa ci concreto? Quando i responsabili saranno messi di fronte alle proprie colpe e cederanno il passo? Se, come molti hanno detto, la prima e l’unica “grande opera” che vogliamo in Italia è la messa in sicurezza del territorio, il primo grande intervento che dovrebbe unire i “grandi del mondo” e l’Unione Europea è la stretta sulle emissioni. Ma pensare che ciò possa avvenire senza una rottura drastica e definitiva con un modello economico e sociale che ha mostrato tutto il suo sfasamento è un’illusione. E continuando ad illuderci, potremo parlare non di “catastrofi” ma soltanto di “massacri”.

Federico Gennari Santori

Link: http://dailystorm.it/2013/11/28/forzasardegna-e-finito-cosi-il-massacro-nel-dimenticatoio/

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